Ecologia e archeologia: l’estinzione dei grandi mammiferi in Egitto dal Neolitico ai giorni nostri

Africa-Farafra-art

Incisione rupestre dall’Oasi di Farafra. Un resoconto di antichi viaggiatori, o un animale estintosi già nell’antichità? Fonte: Archaeological Mission in the Farafra Oasis.

Com’è cambiata la fauna egiziana nel corso dei millenni? Quante specie si sono estinte dall’epoca dei faraoni ai giorni nostri? Un recentissimo studio dell’ecologista Justin Yeakel ha evidenziato come i cambiamenti siano stati numerosi e importanti, verificandosi già in età antichissime.

Delle trentasette specie di grandi mammiferi originari della Valle del Nilo, solo otto sarebbero sopravvissute fino ai giorni nostri e molte di queste ultime risulterebbero, a loro volta, a rischio di estinzione. La causa di tutto ciò non andrebbe imputata solo ai grandi mutamenti climatici verificatisi nel corso della storia; come evidenzia l’articolo recentemente pubblicato dalla studiosa su PSAS, l’uomo potrebbe aver avuto un impatto negativo sull’ambiente circostante fin dagli albori della civiltà. Quello egiziano – afferma Yeakel – è un ecosistema particolarmente sensibile sia ai periodi di siccità che ai cambiamenti introdotti dalle comunità umane. Il Nilo, infatti, rappresenta l’unica fonte d’acqua di una certa importanza all’interno di una vasta area geografica e, con ogni probabilità, la sola introduzione dell’agricoltura e dell’irrigazione dovette comportare non pochi mutamenti a scapito della fauna locale.

L’interesse di un simile studio è dato anche dall’arco temporale piuttosto ampio preso in esame. L’indagine, infatti, ricopre circa seimila anni: dagli albori della civiltà egizia, fino ai giorni nostri. A tal fine, la Yeakel non si è avvalsa solo di un accurato studio dei resti animali provenienti dall’Egitto, ma ha consultato anche diverse fonti iconografiche e artistiche lasciate dalle varie civiltà che si sono succedute nella Valle del Nilo, come diverse incisioni rupestri risalenti al Neolitico, o alcune raffigurazioni parietali rinvenute nelle tombe egizie. Tuttavia, proprio quest’ultimo aspetto ha fatto sollevare alcune critiche.

L’egittologa australiana Linda Evans, ad esempio, ha evidenziato che le conclusioni di Justin Yeakel potrebbero essere in parte falsate dall’uso – molto in voga nelle fasi più recenti della storia egizia – di ricopiare repertori iconografici appartenenti a tombe più antiche (in alcuni casi,  più di mille anni possono separare la copia ed il modello…); ne consegue, dunque, che la raffigurazione di un certo animale all’interno di una tomba dell’Età Tarda non costituisca, in realtà, un’effettiva prova della sua mancata estinzione. È stato notato, inoltre, come gli Egizi non disdegnassero inserire nei loro repertori iconografici anche animali esotici originari di altre terre, una tendenza che potrebbe essere valida anche per alcune incisioni rupestri risalenti al Neolitico. Un recente studio dell’Università di Cambridge, infatti, ha ipotizzato che un’antichissima raffigurazione di una giraffa rinvenuta nell’Oasi di Farafra, piuttosto che testimoniare la presenza nella regione di tale animale durante il Neolitico, potrebbe essere interpretata come il resoconto di una spedizione effettuata da antichissimi viaggiatori.

A prescindere da queste critiche,lo studio di Justin Yeakel rimane sicuramente valido e degno di ulteriori approfondimenti.

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