Cristo, Osiride e Apollo – alcune riflessioni sulla barba di Gesù

Michelangelo Buonarroti, Cristo giudice e Maria - Fonte: wikipedia

Michelangelo Buonarroti, Cristo giudice e Maria – Fonte: wikipedia

Il solo nome di Gesù evoca l’immagine di un volto sottile, allungato, spesso sofferente, ma sempre incorniciato da barba e lunghi capelli. È questa l’iconografia che siamo soliti incontrare non solo nei musei e nelle chiese, ma anche al cinema, in TV e persino in alcuni irriverenti fumetti . Tuttavia, esistono delle eccezioni. Nella Cappella Sistina, ad esempio, il Cristo giudice di Michelangelo si distacca da questa tradizione figurativa, ergendosi al fianco di Maria con un volto incorniciato da biondi capelli, ma privo di barba.

Quello che a prima vista potrebbe sembrare un particolare insignificante dovette, in realtà, suscitare non poco scalpore, come sembrano testimoniare le numerose copie dell’affresco, nelle quali il Cristo fu il più delle volte riprodotto col tradizionale volto barbato. La scelta del Buonarroti di rappresentare un Gesù senza barba fu, con ogni probabilità, dettata dal desiderio, tipico della sua epoca, di riallacciarsi a un mondo classico sentito come modello ideale. Il Cristo giudice, infatti, sembra richiamare intenzionalmente la figura del dio Apollo, simbolo di una giovinezza eternamente vincente che ben si presta a descrivere il ruolo di Gesù nel momento del Giudizio Universale.

Il grande artista, tuttavia, non poteva sapere che, attraverso una simile operazione, aveva riportato in vita un’antichissima tradizione iconografica sopita ormai da secoli.

Un recente ritrovamento nel sito egiziano di Ossirinco, ha riportato in luce quella che potrebbe essere interpretata con una raffigurazione del Cristo risalente al’VI / VII secolo, un giovane imberbe e dai capelli ricci. Sebbene la missione catalana artefice della scoperta abbia invitato a prendere la notizia con una certa prudenza (non si tratta, infatti, né della più antica raffigurazione di Gesù, né del ritrovamento della sua fantomatica tomba, come qualcuno ha fantasiosamente sostenuto), un simile topos iconografico non costituirebbe un caso isolato. L’arte paleocristiana ha restituito diverse attestazioni di questa iconografia, una delle quali, risalente al IV secolo, può essere ancora ammirata nelle catacombe di Domitilla a Roma. Le prime raffigurazioni del Cristo, infatti, non furono ispirate dalla volontà di riprodurne le fattezze effettive, ma furono essenzialmente basate su una reinterpretazione della precedente simbologia politeista.

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Il Cristo riccioluto e imberbe rinvenuto ad Ossirinco, Egitto – Fonte: Al Ahram on line

L’arte paleocristiana, nello specifico, sembra principalmente insistere su due tradizioni: un cristo dal volto giovane e imberbe che riprende un’iconografia legata alla simbologia apollinea; e quella di un Gesù barbato, ispirato alle tipiche rappresentazioni dei filosofi dell’età classica. Il successivo prevalere di quest’ultima tipologia fu probabilmente dovuto a motivazioni complesse che rimangono in parte ancora oscure. Sappiamo che l’iconografia con barba fu particolarmente apprezzata in Oriente, soppiantando presto quella di matrice apollinea, che invece continuò ad apparire nell’arte carolingia e romanica. Il definitivo prevalere del Gesù barbato anche in Occidente fu, almeno in parte, dovuto al diffondersi di particolari reliquie identificate con il Mandylion di Edessa, un telo sul quale sarebbe rimasto miracolosamente impresso il vero volto di Cristo, secondo alcuni da identificarsi con la sacra Sindone conservata a Torino.

Nel contesto dell’arte paleocristiana, caratterizzata da un sistematico recupero del patrimonio iconografico delle religioni precedenti, il volto del Gesù riccioluto di Ossirinco (qualora si tratti veramente di Cristo e non di un altro santo), risulterebbe quanto mai evocativo. L’affresco è stato rinvenuto all’interno di quello che potrebbe essere identificato con un antico Osirerion, una particolare struttura sacra dedicata al culto del dio egizio Osiride. Le affinità tra questa figura divina e quella del Cristo, infatti, non sono poche, trattandosi in entrambi i casi di entità religiose legate al tema della rinascita e della resurrezione. Non a caso, uno degli animali sacri a Osiride fu proprio quel pesce che i cristiani dei primordi scelsero come emblema di Gesù.

Renata

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