Lo scriba più antipatico d’Egitto

Gli artisti di Deir el-Medina erano tra i più bravi dell'epoca e questa rappresentazione della regina Nefertari ne è sicuramente una prova.

Gli artisti di Deir el-Medina erano tra i più bravi dell’epoca e questa rappresentazione della regina Nefertari ne è sicuramente una prova.

Povero Qenhirkhepshef! Oltre ad avere un nome impronunciabile,  abbiamo ottimi motivi per credere che fosse una persona piuttosto antipatica…

Abbiamo numerose notizie sul suo conto: fu un uomo facoltoso e visse durante la XIX dinastia a Deir el-Medina, un piccolo villaggio nei pressi dell’attuale Luxor.

La definizione di “villaggio operaio” spesso attribuita a questo sito non deve infatti trarre in inganno.  Deir el-Medina fu costruita per ospitare gli addetti alla costruzione delle tombe regali; un lavoro prestigioso che non poteva di certo essere affidato a delle mani inesperte.

Gli artisti del villaggio furono tra i migliori dell’epoca, e chiunque abbia avuto la fortuna di visitare la Valle dei Re non è mai rimasto indifferente alle straordinarie tombe scavate nella roccia e alle loro splendide decorazioni, ancora oggi annoverate tra i più importanti patrimoni artistici dell’umanità.

Qenhirkhepshef fu“scriba della tomba reale”. Il suo compito era quello di dirigere i lavori nei cantieri della Valle dei Re. Fu dunque un uomo importante. Tuttavia, come si diceva all’inizio ,  la sua fama è in gran parte dovuta al suo pessimo carattere.

Le fonti non lasciano dubbi al riguardo. È nota, ad esempio, una lettera inviatagli da un pittore di nome Parahotep il quale, sebbene fosse un suo subordinato, non sembra portargli molto rispetto. Qenhirkhepshef, a onor del vero, le sue colpe le aveva. Dall’incredibile documentazione conservatasi a Deir el-Medina emerge che fosse solito costringere Parahotep e gli altri artigiani a lavorare alla costruzione della sua tomba e fu coinvolto in almeno due casi di corruzione…

Deir el-Medina

Deir el-Medina

Tuttavia, sono i dettagli più insignificanti quelli che, se letti con la giusta attenzione, lasciano intuire l’impopolarità dello scriba.

Ad esempio, è noto che gli artigiani di Deir el-Medina avessero l’abitudine di raffigurare o riportare i nomi dei propri superiori nelle loro tombe. Non possiamo sapere fino a che punto si trattasse di affetto sincero o di calcolata ruffianeria, ma una cosa è certa: Qenhirkhepshef non compare mai nelle sepolture dei suoi concittadini ed è citato solo in una di esse.

Di contro, invece, sono numerosissimi i graffiti che riportano il suo nome sulle rocce della montagna tebana. Ovviamente, fu lo stesso Qenhirkhepshef a inciderli e diversi studiosi hanno voluto vedere in ciò una prova della grande vanità dello scriba che, evidentemente, non perdeva mai occasione di lasciare una traccia di sé nei luoghi in cui si recava per lavoro.

Sono diversi, in realtà, gli episodi che testimoniano la sua indole caratteriale. Tuttavia, gli va almeno riconosciuto il merito di non essere stato solo un subdolo prevaricatore degli individui di rango inferiore. Sembra, infatti, che il nostro scriba non facesse differenze tra i suoi subordinati e i più potenti uomini del paese: tutti erano indistintamente travolti dall’irruenza del suo atteggiamento sdegnoso e arrogante. Possediamo alcune sue lettere inviate ai visir Khay e Pinehas e la totale assenza delle usuali formule di cortesia in dei documenti destinati ad alcuni dei più illustri uomini del tempo è sicuramente fuori dal comune, soprattutto per un contesto culturale nel quale scrivere e seguire le convenzioni formali erano quasi la stessa cosa.

Eppure il nostro scriba qualche pregio doveva averlo. Sappiamo che ebbe una moglie, Naunakht.  La donna, con ogni probabilità, provò un affetto sincero per il consorte e rimasta vedova, una volta risposatasi, decise di imporre il nome di Qenhirkhepshef al primogenito avuto col nuovo marito, un gesto  forse da interpretarsi come una manifestazione di stima nei confronti del precedente compagno.

Viene dunque da chiedersi se quell’uomo così burbero e prepotente possedesse anche un lato più umano che solo la sposa e pochissimi altri ebbero modo di apprezzare. Sicuramente, un affetto molto forte lo legò anche al maestro, lo scriba Ramose, che venerò come un padre per tutta la vita.

Il merito più grande di Qenhirkhepshef, tuttavia, fu quello di essere stato un accanito lettore. Se l’amore per la lettura è considerato un pregio anche ai giorni nostri, in cui basta fare un click, o un giro sotto casa per trovare il romanzo o la poesia preferita, all’epoca del nostro scriba era sicuramente un passatempo più impegnativo e nel caso in cui si desiderasse un certo testo, era necessario armarsi di papiro e stiletto e andarselo a ricopiare parola per parola.

Qenhirkhepshef fu un copista instancabile e la sua splendida calligrafia testimonia ancora oggi una mano elegante, impeccabile e sicura. Nel corso della sua vita riuscì a collezionare una discreta quantità di papiri, una vera e propria biblioteca personale. I suoi interessi erano vari e andavano dalle liriche d’amore all’interpretazione dei sogni, passando per i racconti d’avventura.

Alla luce di tutto ciò viene da chiedersi fino a che punto la sua cattiva fama fosse meritata. Una cosa, però, è certa: se diversi testi di inestimabile valore della letteratura egizia sono giunti fino a noi è stato anche merito suo. La collezione di papiri dello scriba più antipatico d’Egitto ha infatti restituito alcune delle migliori testimonianze della letteratura del tempo, si tratta spesso opere che avremmo in parte o del tutto ignorato se non fosse stato per il suo instancabile lavoro di copista. Sarà stato anche un arrogante testardo, ma la sua passione per la lettura non può che nobilitarne la memoria, almeno agli occhi di noi moderni.

Bliografia:

B.G. DAVIES, Who’s Who at Deir el-Medina: a Prosopographic Study of the Royal Workmen’s Community, 1999 Leiden.

A. G. PEDEN, The Graffiti of Pharaonic Egypt: Scope and Roles of Informal Writing, 2001 Oxford.

E. LEOSPO – M. TOSI, Vivere nell’Antico Egitto: Deir el-Medina e il Villaggio degli Artefici delle Tombe dei Re, 1998 Firenze.

3 pensieri su “Lo scriba più antipatico d’Egitto

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